Counseling, spiritualità ed esoterismo new age
Counseling, spiritualità ed esoterismo new age

Counseling, spiritualità ed esoterismo new age

“Basta sfogliare uno dei tanti cataloghi destinati al mercato della new Age, per constatare come il Dio personale si possa oramai acquistare: vi si trovano offerte che magnificano le proprietà dei cristalli, accanto alla possibilità di apprendere come abbracciare una betulla al fine di liberare energie spirituali, oppure offerte che suggeriscono dove andare e che moduli compilare per rinascere. Ovviamente, tutti questi viaggi nel fondo più ignoto dell’anima hanno il loro prezzo.Non stupisce più quindi che, accanto alle fiere dell’erotismo, compaiano anche quelle dell’esoterismo, le quali non lasciano inappagato nessun bisogno di senso…basta prendere tali proposte per oro colato e pagarle a peso d’oro. La società globale e parareligiosa del culto, in rapida espansione, promette infatti di portare il cielo in terra. “(Beck, p.23)

La commistione tra fede religiosa, psicologia e pratiche spirituali a scopo terapeutico è uno dei fenomeni che la moderna sociologia studia da alcuni decenni con particolare interesse. Come afferma Ulrich Beck: ” E’ ormai diventato quasi una banalità sostenere che (…) si sia in presenza di una nuova cultura spirituale, la quale, prescindendo da confini nazionali e religiosi, ha tratto discrezionalmente i suoi contenuti religiosi, e le relative prassi, da diverse tradizioni spirituali dell’Oriente e dell’Occidente, per assemblarle poi – integrandole con varie pratiche psicologiche di volta in volta di moda – nelle forme del “Dio personale” (U. Beck, 2009, Il Dio personale, Editori Laterza). (Per approfondimenti, si veda : www.ebookcounselingnaturopatia.it)

Il counseling non può e non deve  essere confuso con la moda attuale della spiritualità applicata alla psicoterapia, tanto diffusa tra persone in cerca di un loro “cammino spirituale” (purché non impegnativo e con la garanzia di partecipare a un incontro col Dalai Lama, considerato una vera e propria star religiosa) e che consiste nella diffusione dilettantesca di  pratiche di ispirazione mistico-religiosa, su cui si innestano nozioni banali di psicologia umanistica e specialmente riferimenti alla psicologia transpersonale e alla psicosintesi   con inserimenti di pratiche esoteriche, credenze pseudoscientifiche, astrologia, farmacologia pseudomedica (floriterapia di Bach e simili). (Si veda, in proposito, la differenza di approccio tra scuole di counseling psicosintetico rivolte alla formazione professionale e competente, e quelle orientate al più banale spiritualismo alla moda in: http://www.psicologia-psicoterapia.it/master-corsi/sipt/corsi-counseling-professionista-firenze.html; http://www.counselingpsicosintetico.org/http://www.scuolasuperiorecounseling.it/.

In realtà, a nostro parere, psicosintesi e psicologia transpersonale soffrono del problema di una loro contemporanea sopra e sottovalutazione.

Da un lato, infatti, questi approcci hanno allargato i confini ristretti della psicologia alla dimensione “spirituale” dell’esistenza, contribuendo alla crescita della consapevolezza relativa al fatto che l’essere umano è molto di più dei suoi processi psichici, così come oggetto di studio per la psichiatria e gran parte della psicoterapia. D’altro lato, entrambi questi approcci non sono discipline psicologiche autonome, fondate su un corpus teorico che ne consenta una loro applicazione clinica o di counseling, ma si sono rivelati principalmente un utile cavallo di Troia per avvicinare alla psicologia, alla filosofia e al counseling persone prive di sincero interesse culturale, ma affascinate  e appassionate di religioni orientali, filosofia new age, esoterismo, magia e fede nel soprannaturale.

Dalla loro parte, c’è indubbiamente una certa profondità di pensiero, ben esposta, in maniera chiara e accessibile a tutti, dai loro autori (Assagioli e Wilber, prima di tutto) e da alcuni loro allievi, ma resta evidente il loro limite, e cioè di costituire, tutt’al più, un motivo di approfondimento di altre discipline, o lo spunto per una elaborazione approfondita e pratica delle idee su cui si fondano.

Come accade in tutti i casi in cui l’interesse economico prevale nettamente su quello culturale, queste due discipline hanno offerto invece lo spunto a persone prive di seria competenza in ambito psicologico (e certamente di un titolo di studio legalmente riconosciuto) per attirare persone alla ricerca di un loro cammino spirituale in incontri, conferenze e veri e propri corsi nei quali discettare amabilmente e superficialmente di temi legati all’amore universale, alla fede in tutto ciò che affascina il pubblico femminile (i fiori di Bach, specialmente), di astrologia e tutto quanto è stato rifiutato dalla speculazione scientifica per manifesta inutilità.

Sedicenti dottoresse fornite di falsi titoli di “dottorato” acquistati all’estero senza aver mai conseguito un regolare diploma di laurea, o addirittura sedicenti laureate in Psicosintesi in Università mai esistite (in nessuna parte del mondo esiste ed è mai esistito un corso di laurea in psicosintesi, figurarsi presso l’inesistente “University of the Islands!!) continuano a ingannare sprovvedute amanti della spiritualità, promettendo percorsi di crescita attraverso amabili lezioni su temi banali e superficiali.

Il counseling è una disciplina che tende alla scientificità e che non deve aver nulla a che fare con indottrinamenti legati a teorizzazioni che mortificano l’essere umano, riducendolo a succube  di entità soprannaturali, e che riconoscono come dogma l’esistenza di dimensioni ultraterrene cui l’uomo non ha diritto di accesso. Al contrario, il counseling è una scienza dell’uomo, non certo una forma di culto, e richiede la conoscenza e la padronanza dei principi fondamentali delle scienze naturali, di quelle umane e sociali, e non la condivisione di banali pratiche new age. Non è proclamandosi votati alla spiritualità e mantenendosi refrattari alle acquisizioni scientifiche in materia di neuroscienze, di psicologia e di scienza in genere che è possibile proporsi all’interno della relazione d’aiuto. Le persone che soffrono non hanno bisogno di ispirazione e vocazione pseudoreligiosa, ma di risposte competenti e professionali

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