Il Counseling è consulenza professionale, non è psicoterapia.
Il Counseling è consulenza professionale, non è psicoterapia.

Il Counseling è consulenza professionale, non è psicoterapia.

Il Counseling è consulenza professionale, non è psicoterapia.Poiché le scuole di Counseling tradizionale hanno fatto scempio della disciplina, cercando di accreditarla come una forma di psicoterapia che non richiede abilitazione alla professione di psicologo, la nostra scuola di Counseling psicobiologico e costretta a intervenire continuamente per ribadire la sua estraneità alle iniziative commerciali delle scuole di Counseling che mirano esclusivamente a vendere un prodotto, qualificando la scuola di counselor psicobiologico in maniera totalmente differente, aderente ai veri principi del Counseling e rivolta solo alla cura del benessere e della qualità della vita.

 Siamo quindi costretti a precisare ancora una volta come il Counseling tradizionale, escluso dal ministero dall’elenco delle associazioni di cui alla legge numero quattro del 2013 in quanto costituente un’attività che ricalca sostanzialmente quella dello psicologo, non ha nulla a che fare con il Counseling psicobiologico insegnato dalla nostra scuola.

Scorrendo i programmi di studio, i corsi e le materie di insegnamento delle Scuole di Counseling tradizionale, si osserva come esse riproducano spesso, quasi pedissequamente, il percorso didattico delle scuole di specializzazione in psicoterapia, riservate per legge a laureati in psicologia e medicina.
Sembra, cioè, che le scuole e i corsi di Counseling siano stati organizzati al solo scopo di offrire una scorciatoia professionale a coloro che non possano o non vogliano impegnarsi in un programma di studio decennale a tempo pieno, come è regola per gli psicoterapeuti. In tre anni e poche centinaia di ore di lezione, le scuole di counseling tradizionale vorrebbero insegnare nei loro corsi, rivolti a persone prive di conoscenze in materia, non solo i rudimenti della psicologia e del counseling, ma specialmente quelli della psichiatria, della psicoterapia, della psicopatologia. In una parola: la cura dei disturbi psichici.

La loro difesa dall’accusa di insegnare a praticare abusivamente l’attività di psicoterapeuta, invocando la destinazione della loro attività alle sole persone sane, si rivela un semplice escamotage. Chiunque, sottoposto a una diagnosi psicologica, evidenzierebbe un qualche tipo, se pur lieve, di alterazione di funzionamento psichico, e chiunque attraversa periodi più o meno lunghi di umore depresso, di ansia, di disturbi del comportamento alimentare, di comportamento tendenzialmente ossessivo, ecc. Il concetto stesso di persona “sana” è ovviamente un idealtipo, per usare un espressione weberiana;  nella realtà tutti avremmo bisogno, almeno in certi momenti, dell’assistenza di una persona competente nella cura della nostra sfera psichica. Se queste persone competenti esistono, e sono psicologi e psicoterapeuti, per quale motivo, se non per soddisfare un interesse puramente commerciale, si pensa di istituire scuole di counseling rivolte a chiunque sia in possesso di diploma di scuola superiore, spesso  “abilitandolo” illusoriamente all’esercizio di una professione inesistente, priva di limiti e competenze specifiche e autonome?

L’equivoco, a nostro parere, si fonda sull’inferenza scorretta secondo cui, se psicologi e psicoterapeuti si occupano di malattie o disturbi di persone malate, allora non sarebbero ipso facto competenti a gestire i problemi delle persone “sane”. In realtà, è proprio l’approccio biomedico del Counseling, quando non condotto da psicologi e psicoterapeuti abilitati, e non la clientela cui si rivolge, ad attirare le accuse di abuso della professione di psicologo da parte del relativo Ordine professionale; perché, che si tratti di persone sane o malate (sempre ammettendo che sia possibile, per un counselor come per chiunque, operare tale distinzione netta), l’approccio del counselor tradizionale è rivolto alla cura di alterazioni dello stato psichico, di disturbi, disagio, malessere, in una parola, del male, e non certo, come solo la nostra Scuola insegna, alla consulenza avente per oggetto il miglioramento della qualità della vita.

I Counselor tradizionali (come i professionisti cui si ispirano: psicologi e psicoterapeuti), infatti, non hanno mai acquisito esperienza professionale e competenze in tema di psicologia della salute, a cominciare da quelle relative allo stile di vita, alla corretta e sana alimentazione, all’attività fisica, alla cura del corpo e della mente. Non lo hanno mai fatto perché non sanno neppure che questi temi esistano, o perché ritengono secondaria alla cura di impostazione biomedica quella della salute,  e perché non rientra nei loro orizzonti culturali una visione della relazione d’aiuto impostata nella ricerca della migliore qualità della vita. Ciò che muove il Counselor tradizionale sembra lo stesso bisogno che caratterizza il medico o lo psicoterapeuta: individuare il male (ancorché definito come “problema di persona sana”) e agire chirurgicamente su di esso, utilizzando il colloquio empatico come un semplice strumento di cura, magari abbinato a qualche tecnica più o meno scientificamente supportata, come quelle di programmazione neurolinguistica o l’ipnosi, se non, addirittura, indottrinando gli allievi circa le proprietà terapeutiche di fiori di Bach o di recitazione di invocazioni a divinità indiane.

La Scuola di Counseling in Psicologia della salute opera su un versante completamente diverso della cura: non del suo problema psicologico, ma della persona nella sua ricerca pratica, quotidiana, di un equilibrio interiore che solo la ricerca della salute e del benessere psicofisico possono dare.

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