Counseling e gestione del tempo, delle abitudini e degli interessi.
Counseling e gestione del tempo, delle abitudini e degli interessi.

Organizzare il proprio tempo, nell’ottica di una ricerca dell’efficienza nella conduzione della vita, è uno degli obiettivi concreti più importanti che il Counselor In Psicologia della Salute sottopone al suo cliente. Gran parte della nostra vita è occupata dalla necessità di espletamento di funzioni fisiologiche e di attività che siamo obbligati a svolgere, ma che per la loro ripetitività, la mancanza di contenuti affettivi ed emozionali e di interesse consapevole, non arricchiscono in nulla la nostra esistenza. Quel che è peggio è che accanto a queste, indispensabili per la nostra sopravvivenza, il nostro preziosissimo tempo viene quotidianamente sprecato nell’espletamento di altre attività per lo più inutili ai fini della qualità della vita, ma semplicemente rese necessarie dalla forza di meccanismi di difesa inconsci, i quali ci costringono alla ripetizione di rituali e a coltivare abitudini di cui non conosciamo neppure il significato.

E’ importante che ognuno di noi si renda conto che il tempo a nostra disposizione è limitato, e quindi occorre sfruttarlo al meglio. Non si tratta di una banalità, di una considerazione scontata: spinti dalla necessità e dalla paura dell’esistenza, preferiamo continuare a sopravvivere alla giornata, tappando falle là dove ci accorgiamo che si siano aperte, e limitando la pianificazione della nostra vita all’immediato, a ciò che gli altri ci chiedono di fare, o, al limite, all’organizzazione di ferie, vacanze e uscite serali.

Quello che manca nella vita della maggior parte di noi è la consapevolezza che solo una programmazione accurata del tempo, che tenga conto dell’esperienza passata, sia ben centrata sulla situazione presente, e costruisca precisi piani per il futuro, può consentirci di vivere una vita degna di essere vissuta.

Nell’ambito del percorso di formazione per Counselor In Psicologia della Salute, questo tema è affrontato con attenzione e approfondimento. Qui vale la pena soltanto accennare al fatto che, non essendo il nostro tempo libero dilatabile a nostro piacimento, l’unico modo di recuperarne un po’ è quello di sottrarlo ad attività inutili, o dirottarne una parte verso attività più utili. Ritorna, come si nota, l’ottica dell’efficienza applicata alla vita quotidiana, tema così caro al Counseling In Psicologia della Salute: recuperare dieci minuti al giorno da dedicare a noi stessi e a ciò che ci rende più felici significa riprendersi più di sessanta ore di vita all’anno di vita vera, piena, intensa, tutte per noi, da utilizzare come ci pare, e come riteniamo più giusto. Vi pare poco?

L’operazione, semplicissima a parole, richiede rigore, impegno, organizzazione: occorre analizzare nei particolari il nostro stile di vita, l’insieme di tutte le attività quotidiane, l’individuazione dei tempi morti e delle abitudini prive di fondamento e di utilità per gli scopi che ci siamo posti. Il che significa, naturalmente, avere ben chiaro che cosa si voglia fare del tempo che andiamo a recuperare con così tanta fatica.

In generale, comunque, un buon lavoro di pulizia nel complesso delle nostre abitudini non può che far bene alla salute e alla qualità della nostra vita. Con l’aiuto di un counselor questo lavoro è enormemente facilitato. E’ il counselor, infatti, che ha il compito di metterci di fronte  al significato di ciò che facciamo, facendoci riflettere sull’opportunità di mantenere in vita schemi e modelli di pensiero e di comportamento che non hanno più ragione di esistere. Una volta abbandonati, possiamo recuperare tempo e risorse per dedicarci a ciò che, invece, ha un significato vero e consapevole nella nostra vita, siano essi progetti grandiosi o semplici interessi. Riguardo a questi ultimi, anche qui la consulenza psicobiologica è utile per comprendere quali tra essi rispondano ad effettive esigenze, o siano solo strumenti poco efficaci, dispendiosi e alla lunga nocivi per evitare di pensare alla nostra condizione di vita. Per fare un esempio, l’interesse per il cibo, la gastronomia e la cucina è, salvo nel casi di attività professionale, un semplice meccanismo di difesa contro la paura della vita, un serio ostacolo a una crescita umana in quanto privo di valore al di là del piacere edonistico e superficiale che procura, un sistema dispendioso e spesso carico di conseguenze nocive per la salute, per evitare di vivere una vita piena.

Così le pessime abitudini fondate sull’ipocrisia e la superficialità dei rapporti, come le visite periodiche ad amici e parenti, le ore letteralmente buttate al vento passate davanti a cibo, alcolici e sigarette, cercando di far passare il tempo senza che la relazione assuma mai neppure i contorni di una relazione umana. E poi quelle passate passivamente davanti alla televisione o al cinema, senza alcuna scelta o spirito critico, ma solo per seguire una moda, o per evitare di svolgere una attività intellettuale impegnativa.

Non si tratta di predicare l’impegno a tutti i costi, perché ci rendiamo perfettamente conto dell’importanza del disimpegno, dell’ozio (nel senso latino di otium), del riposo (anche per la mente), dell’abbandono al divertimento infantile, della gioia della convivialità fine a se stessa. Quello che sosteniamo è ben diverso: si tratta di essere sempre consapevoli di ciò che stiamo facendo e di quali esigenze stiamo cercando di soddisfare: destrutturando sistematicamente le nostre abitudini, riflettendo su ciò che consideriamo davvero importante per la nostra vita, possiamo ritornare padroni di essa, e smetterla di lasciar decidere agli altri, ai nostri ormoni e ai nostri schemi mentali le scelte della nostra vita. Quando ci sarà bisogno di lavorare si lavorerà, quando si potrà dedicarsi ai nostri interessi, lo si farà con passione, quando avremo bisogno di distrarci o di riposarci, cercheremo i modi migliori per farlo. Ma tutto questo, sempre, disinserendo il pilota automatico, e assumendo il pieno controllo della nostra vita. In fondo è questa la differenza tra la vita umana e quella animale.

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