Counseling e libertà di pensiero. Scuola Superiore di Counseling In Psicologia della Salute.
Counseling e libertà di pensiero. Scuola Superiore di Counseling In Psicologia della Salute.

Counseling e libertà di pensiero. Scuola Superiore di counseling in Psicologia della Salute.

Invitiamo il lettore ad alcune semplici riflessioni in materia di libertà di pensiero all’interno della relazione terapeutica. Si osservi come le scienze, le discipline e le terapie che rispettano il pensiero, la filosofia e la metodologia della scienza offrono a chi le pratica e a chi ne fruisce una assoluta libertà di scelta. Al contrario, le discipline e le terapie fondate sull’aderenza dogmatica a ideologie o credenze, costringono entrambi, terapeuta e fruitore, a credere necessariamente in uno o più dogmi, e a negare, ai fini della loro sopravvivenza cognitiva, la realtà dei fatti quando questa è evidentemente contraria alle proprie convinzioni. Proviamo a esemplificare queste osservazioni. Il naturopata, l’iridologo, l’omeopata e in genere chiunque adotti una mentalità non scientifica nello svolgimento della sua professione, deve, necessariamente, fare in modo che anche i suoi pazienti, clienti e interlocutori credano anch’essi, senza alcuno spirito critico, nei fondamenti e nei principi della disciplina cui aderisce dogmaticamente. Senza la fede nell’efficacia dell’omeopatia, per esempio, l’omeopata non può esercitare: nel momento in cui egli accettasse l’idea che nessuna dimostrazione scientifica supporta la sua fede, egli si troverebbe costretto a rinunciare alla sua professione. Non così il medico, o lo psicoterapeuta: qualora le tecniche, gli strumenti, gli approcci che essi utilizzano si dimostrassero inutili o inefficaci, essi non perderebbero il loro ruolo di terapeuti, ma sarebbero semplicemente costretti a orientare diversamente l’applicazione dei loro sistemi di cura.
A differenza del seguace di una fede terapeutica, essi devono rinunciare soltanto ad alcuni degli strumenti che usano, ma i principi fondamentali su cui si basa la loro professione, razionali e scientifici, resterebbero ben saldi. Questo perché la struttura organizzativa cognitiva che sta dietro alle diverse forme di terapia scientifica è aperta alla falsificazione delle proprie ipotesi. Quelle su cui lavorano medici, psicologi e counselor seri sono infatti ipotesi scientifiche, non certezze, come, per esempio, in omeopatia.
Chi adotta il pensiero scientifico è ben lieto di scoprire che ciò su cui aveva fatto affidamento nella sua professione fino al giorno prima è stato smentito dalla realtà dei fatti, perché egli non deve credere in nulla, ma solo ricercare ed applicare quella terapia che, fino a prova contraria, si dimostra efficace. La prova contraria, invece, non esiste nel panorama mentale ristretto di terapisti “alternativi”. Senza il loro impianto dogmatico, essi non possono più agire. In altre parole, i terapeuti che rinunciano, per incapacità e ignoranza, all’uso del pensiero razionale e scientifico, sono in realtà dei semplici rivenditori di prodotti commerciali spacciati per rimedi per la cura di malattie e disturbi. Essi non hanno un ventaglio di possibilità da utilizzare secondo il criterio della loro rispondenza alle caratteristiche del caso specifico, come è per i terapeuti seri, sempre pronti ad abbandonare la tecnica o lo strumento di cura che si rivelasse inefficace.
Al contrario, i terapeuti “alternativi” sono costretti a utilizzare soltanto gli strumenti in cui essi credono dogmaticamente, per cui “devono” renderli efficaci, anche se non lo sono. E come ogni venditore, una volta privati del prodotto da vendere, essi non possono più sopravvivere. Questo è il motivo per cui i terapeuti alternativi negano da sempre ogni evidenza contraria alle loro credenze, e si difendono costruendo apparati liturgici fatti di rituali, di cerimoniali, di capi carismatici e di principi non discutibili, allo scopo di tenere lontano lo spirito critico. Nel Counseling, indottrinare gli sprovveduti allievi circa l’esistenza di dimensioni ultraterrene esplorabili solo con la fede, è una operazione francamente inqualificabile, quanto diffusa.
Nel Counseling, questa situazione incresciosa si verifica quando persone prive di un solido background culturale, scientifico, psicologico e filosofico, pretendono di ridurre la relazione d’aiuto alla applicazione di rituali e tecniche esoteriche, e fondano la loro forma di terapia su ipotesi filosofiche che sarebbero degne di tutto rispetto se fossero presentate come tali, e non come principi e linee guida irrinunciabili ai fini della professione. Impostare la relazione terapeutica sulla credenza dogmatica e mai sottoposta a critica,  in credenze pseudoreligiose, nel misticismo, nella spiritualità New Age, è profondamente sbagliato, sotto il profilo terapeutico, quando mette il cliente nella condizione di dover “credere” in una ipotesi, solo perché affascinante e perché risveglia l’attrazione per l’irrazionale che è presente in ognuno di noi. Il rasoio di Occam, in questo caso, ci aiuta a discriminare tra pratiche di counseling puramente illusorie e quelle serie ed efficaci: basta chiedersi, semplicemente, se la terapia cui ci stiamo sottoponendo, o la disciplina che stiamo studiando, continuerebbe a stare in piedi senza il riferimento agli aspetti spiritualisti e magici di essa.

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