Counseling in Psicologia della Salute e psicoterapia psichiatrica- Scuola Superiore di Counseling in Psicologia Della Salute
Counseling in Psicologia della Salute e psicoterapia psichiatrica- Scuola Superiore di Counseling in Psicologia Della Salute

Max Weber suggerisce una visione dell’agire razionale umano suddiviso in quattro categorie, che possiamo sinteticamente descrivere in questo modo:

  • “agire razionale rispetto allo scopo”: un’azione si dice razionale rispetto allo scopo se chi la compie valuta razionalmente i mezzi rispetto agli scopi che si prefigge, considera gli scopi in rapporto alle conseguenze che potrebbero derivarne, paragona i diversi scopi possibili e i loro rapporti;
  • “agire razionale rispetto al valore”: un’azione si dice razionale rispetto al valore quando chi agisce compie ciò che ritiene gli sia comandato dal dovere, dalla dignità, da un precetto religioso, da una causa che reputa giusta, senza preoccuparsi delle conseguenze;
  • “agire determinato affettivamente”: si ha nel caso di azioni risolvibili in pure manifestazioni di gioia, gratitudine, vendetta, affetto o di altro stato del sentire; come le azioni razionali rispetto al valore, anche quelle determinate affettivamente hanno senso di per se stesse, senza riferimento alle possibili conseguenze; tuttavia – a differenza delle azioni razionali rispetto al valore – queste non hanno riferimento consapevole all’affermazione di un valore, trattandosi piuttosto dell’espressione di un bisogno interno;
  • “agire tradizionale”: l’agire tradizionale è semplice espressione di abitudini;

Naturalmente, le modalità dell’agire umano non si esauriscono nell’appartenenza a una delle quattro categorie elencate, perché l’inclusione in ciascuna di esse non è esclusiva. In particolare, è possibile che l’agire rispetto agli scopi venga consapevolmente armonizzato con quello rivolto ai valori. È infatti ciò che il counseling in Psicologia della Salute cerca di realizzare, ponendosi in questo senso in una posizione completamente diversa da quella della psicoterapia comunemente intesa, sia sotto il profilo filosofico che epistemologico e teleologico.

L’agire che caratterizza la relazione psicoterapeutica è rivolto allo scopo: è un agire razionale che ha, fondamentalmente, un unico obiettivo: rimuovere le cause del disagio e della sofferenza psicologica. Tutte le energie nella relazione terapeutica sono rivolte consapevolmente e razionalmente a questo unico scopo, fine a se stesso, nel senso che la psicoterapia considera esaurito il suo compito e soddisfatto il paziente se e nella misura in cui può dimostrare che quest’ultimo non soffre più del disturbo che lamentava. A causa della sottoposizione della psicoterapia alla cultura e alla mentalità biomedica di lotta senza quartiere al male, gli sforzi e l’impegno del terapeuta sono rivolti dapprima a inserire segni e sintomi all’interno di categorie diagnostiche psichiatriche precostituite, e poi a rimuovere la causa del disturbo, analizzando il passato del paziente nel tentativo di far riemergere traumi, conflitti e ricordi sepolti nel suo passato.

Si ritiene, in altri termini, che tutto ciò di cui ha bisogno la persona, che in questo caso diventa paziente (cioè non una persona, ma colui che soffre), sia soltanto l’eliminazione delle supposte cause del suo dolore. Manca qualcosa? Per la psicoterapia psichiatrica tradizionale, no. Non spetta ad essa altro che alleviare il dolore, e certo non rientra tra i suoi compiti quello di fare da guida, non certo per indirizzare, ma almeno per illustrare e informare circa le possibili opzioni di vita che da quel momento attendono il paziente. Manca, in altri termini, nella psicoterapia psichiatrica tradizionale, persino la consapevolezza che la vita non è una somma ininterrotta di malattie organiche e psichiatriche, di traumi e di etichette diagnostiche. Manca totalmente la consapevolezza che l’agire umano deve anche essere rivolto ai valori, perché rimuovere ciò che c’è di negativo nella nostra vita è assolutamente necessario, ma non sufficiente per fare della vita umana una vita degna di questo nome.
L’approccio terapeutico tradizionale è un’approccio biomedico nel senso che concepisce la vita umana come alterazione della fisiologia, come inceppamento di meccanismi, senza alcun riferimento al significato della stessa. La vita, per la psicoterapia psichiatrica, non ha alcun senso, è fine a se stessa, e spetterà semmai alla religione o alla filosofia aiutare  il paziente nella ricerca di un qualche significato. Il medico o lo psicoterapeuta tradizionale è un semplice operatore, un ingegnere addetto alla riparazione di meccanismi complessi, che ha il solo compito di rimuovere ostacoli alla sopravvivenza dell’organismo e al funzionamento “normale” della mente, nel più assoluto disinteresse per il significato della vita stessa.  In questo modo, l’essere umano è oggetto di attenzioni per la psicoterapia solo in quanto soffra, e solo in quanto questa sofferenza possa essere diagnosticata oggettivamente. Esso è posto sullo stesso piano dell’apparecchiatura altamente complessa che l’ingegnere cerca di riparare, ma non ha dignità di persona.

Il counseling in Psicologia della Salute, invece, consapevole della necessità, per ogni essere umano, di realizzare se stesso (in quanto questo è l’imperativo che si è sviluppato solo negli esseri umani a seguito della loro evoluzione) ha il compito ben più complesso di armonizzare l’agire del suo cliente sia agli scopi pratici della vita, quelli che gli permettono di sopravvivere, sia al perseguimento di scopi più alti, tipicamente umani, legati al rispetto e alla realizzazione di progetti di vita orientati su valori.  Per la medicina e la psichiatria, ma anche per la psicoterapia al loro umile servizio, non c’è nessuna differenza tra l’organismo animale e l’essere umano, sotto il profilo del loro agire terapeutico: in entrambi i casi il loro unico scopo è quello di favorirne la sopravvivenza a tutti i costi senza preoccuparsi delle loro esigenze in termini di aspettative, di desideri, di valori. Spetta al counselor, allora, assolvere un compito che diventa sempre più importante man mano che la società moderna del villaggio globale impara a comunicare, e cioè quello di contribuire positivamente e attivamente alla ricerca di un senso attraverso la consapevolezza dei valori che guidano la vita umana.

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