Counseling in psicologia della salute: la cura del rapporto con l’ambiente naturale
Counseling in psicologia della salute: la cura del rapporto con l’ambiente naturale

Il grande psicologo sociale Kurt Lewin sosteneva che il comportamento umano poteva essere descritto con una semplice forma algebrica, e cioè attraverso la relazione funzionale tra persona e ambiente. Quest’ultimo, alla luce delle acquisizioni della fisica moderna, veniva a far parte della vita di una persona a seconda della sua inclusione o meno all’interno di un “campo di forza” diverso per ogni individuo, il quale delimitava, in pratica , l’ambito di interesse di ognuno.

La nascita del “villaggio globale” teorizzato da Mac Luhan, e lo straordinario sviluppo dei mezzi di comunicazione ha fatto sì che, seppure virtualmente, oggi possiamo essere in contatto diretto con tutta la realtà che ci circonda. Non ci sono più scuse, in altre parole, per far finta di non sapere che cosa sta avvenendo dall’altra parte del mondo.

Limitando per ora la nostra analisi al solo ambiente naturale, osserviamo come il nostro campo di forza virtuale si stia allargando in maniera inversamente proporzionale alla possibilità di vivere effettivamente a contatto con la natura. Il fenomeno inarrestabile dell’urbanizzazione sta trasformando la nostra vita in un sistema organizzato rivolto solo alla produzione e alla fornitura di servizi fini a se stessi, cancellando con la forza i benefici che derivano dal soddisfacimento del nostro naturale bisogno di vivere in un ambiente naturale. Poster, sfondi per computer, apparecchi che riproducono i suoni della natura sono tutti evidenti palliativi rispetto al soddisfacimento di tale bisogno.

Il Counseling in Psicologia della Salute ha tra i suoi compiti quello di informare e far riflettere sulla necessità di ritagliarsi un congruo e più che sufficiente spazio di immersione nell’ambiente naturale, indispensabile per garantire una dignitosa qualità della vita.

In concreto, è necessario organizzare le nostre attività quotidiane in vista dell’instaurazione di uno stile di vita naturale, nel senso che tenga conto della necessità di respirare il più frequentemente possibile aria pulita (e non solo di mangiare ogni tanto cibi biologici, o presunti tali, di per sé ridicolo stratagemma per sentirsi in pace con la voglia e la moda  di naturalità), ma anche di vivere realmente la natura all’aria aperta, lontano dal traffico, dai rumori e dall’inquinamento.

Pure e semplici banalità, stupidaggini velleitarie e improponibili nell’era moderna? Forse sì, se esse si limitano ai patetici richiami new age, e non sono seguiti dalla presa d’atto della necessità di cambiare la conduzione della vita dalle fondamenta, ponendo al primo posto, nell’ordine gerarchico delle necessità di vita (una volta soddisfatti i bisogni primari, naturalmente), la salute del corpo e della mente. La quale riposa, tra l’altro, nella possibilità di vivere secondo ritmi naturali e a contatto con ambienti puri e il più possibile incontaminati dall’uomo. Se una certa parte della nostra mente trae un sicuro beneficio (in termini di rinforzo e formazione di nuove connessioni neurali) quando deve organizzare le complesse informazioni che derivano dalla percezione e interazione con un ambiente costruito dall’uomo (la visita a una città, uno spettacolo, un paesaggio urbano), la parte più antica di essa richiede di poter processare stimoli noti, che richiamano a esperienze sicure e primordiali di integrazione con ambienti naturali e silenziosi. Che fare, concretamente? Si può, e si deve, cercare di impostare, per esempio, la propria vita lavorativa per sfruttare al meglio il tempo libero, dedicandolo alla vita all’aria aperta, facendo del moto, coltivando l’orto o il giardino (e se proprio non si può, almeno le piante e i fiori sul balcone di casa), risparmiando i soldi altrimenti buttati via in aperitivi, cene sontuose, passatempi stupidi, per concedersi un viaggio (anche breve, e non necessariamente in luoghi lontani od esotici)) in ambienti incontaminati il più spesso possibile.

Nella vita quotidiana può essere sufficiente cercare di vivere fuori città, o almeno vicino a un parco o altro ambiente naturale, facilmente raggiungibile, oppure organizzarsi per andare regolarmente a fare del moto lontano dall’ambiente cittadino.

Resta poi l’attenzione per l’ambiente in senso più generale, che deve rivolgersi ad evitare sprechi e a rispettare la natura in tutte le sue espressioni. Ciò significa, a voler essere coerenti, rifiutare l’allevamento e l’addestramento degli animali (sia a scopo ludico, sia di compagnia e di sfruttamento lavorativo), pratica barbara su cui tutti noi tendiamo a rimuovere ogni riflessione critica per evitare di essere sopraffatti da un infinito senso di colpa;  per non parlare del loro sterminio a scopo alimentare, ma anche lo scempio delle deforestazioni o delle costruzioni umane che devastano ambiente e paesaggio. Il progresso tecnologico e scientifico ci sta finalmente mettendo in grado di affrancarci da queste pratiche che ormai, se mai lo sono state,  non corrispondono più a necessità di soddisfacimento di bisogni essenziali. Ma occorre che ognuno di noi faccia la sua parte con intelligenza: non si tratta di ritornare al passato vivendo come cavernicoli per rifiutare ideologicamente ogni beneficio portato dal progresso scientifico. Si tratta invece di smetterla di demonizzare la tecnologia e la scienza, e utilizzarle nella maniera più equilibrata e armonica con lo stile di vita naturale dell’ambiente in cui viviamo.

In conclusione, ricordiamo sempre che una parte di noi viaggia in aereo e si tiene in contatto col mondo in tempo reale via Internet con cellulare e computer, ma la parte più antica, più profonda e più forte di noi ha ancora bisogno di pace, di silenzio, di contemplazione e immersione armonica nel mondo naturale, coi suoi ritmi, i suoi tempi, le sue regole. Ci piaccia o no, fino a che la nostra componente psicobiologica primitiva guiderà le nostre prime fasi di crescita e continuerà a condizionare lo sviluppo della nostra vita adulta, faremo bene a prenderci cura di essa. Nel nostro interesse, perché la naturale reazione di un organismo trascurato nelle sue esigenze primarie, come sappiamo tutti, è la malattia.

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