Counseling psicobiologico e benessere psicofisico.
Counseling psicobiologico e benessere psicofisico.

Counseling psicobiologico e benessere psicofisico.

Counseling psicobiologico e benessere psicofisicoUno degli aspetti che l’approccio biopsicosociale alla salute può offrire come spunto di evoluzione per la medicina è, nell’ottica di una visione alternativa della salute rispetto a quella allopatica, il richiamo a una maggiore attenzione per l’importanza dell’efficienza fisica nella cura della qualità della vita. Secondo il Counseling in Psicologia della Salute, una corretta attività fisica quotidiana unita a un’alimentazione che preveda l’assunzione di una quantità di cibo inferiore da un terzo alla metà di quella mediamente assunta nel mondo occidentale, costituisce la vera base della medicina complementare, tale da rendersi persino alternativa, in moltissimi casi, alla medicina basata sulla farmacologia. Il godere di buona salute, nel senso positivo di godere di quella sensazione di benessere che si prova non quando non si è malati, ma quando si è in forma (sensazione che, di solito, i medici, sia quelli veri, sia quelli alternativi, non possono provare dal momento che solo una esigua minoranza di essi  si dedica con regolarità, costanza e continuità a una sana attività fisica), è una delle armi migliori, se non la migliore in assoluto, per prevenire qualsiasi malattia e garantire la nostra salute.

Quando si è in forma, tutto è più facile. L’autostima aumenta, ci si sente più sicuri di sé e in grado di affrontare ogni ostacolo, perché la percezione dell’efficienza corporea attiva meccanismi innati di estrema intensità e potenza, legati all’importanza della sopravvivenza del corpo. Purtroppo, la cura dell’ efficienza fisica è realmente una pratica alternativa, perlomeno al sistema terapeutico dominante, fondato sulla vendita di farmaci e sulla somministrazione di cure, costosissime, e che non richiedono partecipazione attiva della persona. Al contrario, una sana attività fisica non costa quasi nulla perché non richiede necessariamente la guida di un istruttore, una struttura in cui svolgerla e neppure attrezzature o l’assunzione di sostanze diverse da quelle ricavate dalla normale alimentazione. Questo è il motivo per cui la classe medica, inconsapevolmente, si limita a considerarla come una pratica utile, ma non indispensabile. Indispensabile è l’ansiolitico o lo psicofarmaco, indispensabile è l’antidolorifico o l’antinfiammatorio, indispensabile è, per i medici alternativi, il fiore di Bach o l’agopuntura. Certo, nessuno può pensare che il sistema politico, economico e sociale in cui la classe medica occupa, in esclusiva e piena autonomia, una posizione dominante, possa mai privilegiare un costoso sistema di cura piuttosto che uno stile di vita che non costa nulla, solo per il fatto che il primo permette alla classe medica di mantenere e rinforzare il proprio potere e prestigio e alle case farmaceutiche di arricchirsi, mentre il secondo si limita a migliorare la salute delle persone.  In effetti, se, e solo se interrogati in proposito, tutti gli esponenti della classe medica riconoscono la necessità di una costante attività fisica e i benefici straordinari, pari o superiori a quelli dei farmaci e delle cure più tossiche e costose, che essa offre nella prevenzione e nella cura, praticamente, di tutte le malattie. Nella pratica, però, essi si limitano a raccomandare, quando se ne ricordano, la ormai leggendaria “mezz’ora di camminata tutti i giorni” o un po’ di nuoto.

Eppure, è esperienza comune il fatto che non è dato riscontrare lo stesso entusiasmo e la stessa sincera preoccupazione per la salute dei pazienti  con cui i medici raccomandano l’assunzione di farmaci, quando si tratta di convincere i medesimi ad abbandonare abitudini igieniche nocive e pericolose, come la sedentarietà, la pigrizia mentale, l’alimentazione scorretta e quantitativamente esagerata, il fumo, il consumo di alcool (anzi, raccomandato, se pur in misura ridotta, da quando la scienza dell’alimentazione ha scoperto le pretese virtù antiossidanti del vino rosso[1]). Purtroppo, la stessa attenzione privilegiata per il farmaco piuttosto che per le  abitudini di vita, in primis l’attività fisica, si riscontra nelle prescrizioni dei medici alternativi, con l’aggravante che le cure da essi prescritte non servono neppure a curare i sintomi.

Proprio mentre sto scrivendo queste righe si stanno svolgendo a Pechino le Olimpiadi del 2008.
I mezzi di informazione hanno dato un certo risalto al fatto che anche la Cina, appena affacciatasi  nel mondo del consumismo tipicamente occidentale, ha scoperto che circa un quarto della sua popolazione è in soprappeso. È molto interessante osservare come il governo cinese ha pensato di correggere questa insana tendenza: non con proclami protezionistici relativi a una alimentazione tradizionale, mettendo al bando hamburger, snacks e dolci di importazione americana e europea, e neppure, come invoglia a fare la pubblicità nel mondo occidentale, suggerendo l’assunzione quotidiana di farmaci più o meno naturali che agiscano sull’eccesso di massa grassa. Tantomeno il governo cinese ha raccomandato di sottoporsi a sedute di agopuntura, di massaggi o l’assunzione di rimedi naturali secondo i dettami della medicina tradizionale cinese. Al contrario, il governo cinese ha semplicemente imposto, dove possibile, o comunque caldamente suggerito e favorito un maggiore e  diffuso ricorso all’attività sportiva, a cominciare naturalmente dalla più tenera età. Questa scelta, non solo dettata da mere considerazioni scientifiche legate alla cura della salute, è una scelta politica, economica e socialmente meditata. Essa testimonia quanto da me sostenuto a proposito della preponderanza dell’interesse economico su quello legato alla salute: la Cina non ha ancora importato dal mondo occidentale la mentalità secondo cui i problemi di salute si debbano risolvere acquistando prodotti miracolosi e, legata ancora in gran parte alle sue tradizioni salutistiche, non è ancora succube del potere economico della medicina farmacologica, naturale o di sintesi, di tipo occidentale. In altri termini, in Cina non esistono ancora le migliaia di aziende di rimedi alternativi che immettono sul mercato prodotti di consumo il cui scopo dichiarato è quello di evitare i necessari sacrifici per la cura della salute attraverso l’assunzione di sostanze naturali, ma miracolose.

Naturalmente, l’idea che la vera medicina alternativa sia l’attività fisica resta l’opinione bizzarra di pochi, tra cui chi scrive. Per quanto i suoi benefici siano enormi e innegabili, la sua diffusione si scontra con un sistema politico, economico e sociale che pone altri valori, non certo il benessere psicofisico, tra quelli da perseguire con impegno e costanza. Dall’altra parte, la mentalità diffusa nel mondo occidentale spinge in direzione di una considerazione del nostro corpo come di un supporto per svolgere altre attività, che non siano il suo faticoso movimento, così come considera la nostra mente come un semplice recettore passivo di stimoli provenienti dai media. Medicina e psicologia sembrano quasi totalmente assorbite dalla ricerca delle cause delle malattie e del disagio, ma non sono per nulla interessate alla promozione della salute attraverso la pratica igienica di un corretto stile di vita. Spetta al Counseling In Psicologia Della Salute, a nostro parere, svolgere una attività di informazione sulla salute naturale che non appartiene alla cultura e alla formazione specifica del medico, nè tantomeno dello psicologo o del Counselor psicologico tradizionale. Per questo motivo, ampio spazio all’interno dei corsi della nostra Scuola viene riservato alla conoscenza teorica e pratica delle modalità di approccio al cliente sedentario, pigro, privo di energia, e alle diverse forme di attività fisica che un vero Counselor deve saper illustrare al cliente.

Condividi :