Counseling vietato ai ciarlatani
Counseling vietato ai ciarlatani

Counseling vietato ai ciarlatani?

Un breve estratto del saggio proposto all’interno delle lezioni della scuola superiore di counseling psicobiologico del dottor Paolo Emilio Fanelli

Counseling vietato ai ciarlataniGli Editori della casa Editrice Amrita si rivolgono ai loro lettori affermando, tra l’altro, che “ (…) Il nostro fine è di toccare quante più vite possibile con un messaggio di speranza in un mondo migliore. Dietro a questi libri ci sono ore ed ore di lavoro, di ricerca, di cure: dalla scelta di cosa pubblicare – operata dai comitati di lettura – alla traduzione meticolosa, alle ricerche spesso lunghe e coinvolgenti della redazione.” (…). Ci chiediamo in quale direzione si rivolgano tali ricerche, se conducono alla pubblicazione di assurdità scientifiche e di banalità prive di senso razionale, e se invece non siano intenzionalmente indirizzate  alla soddisfazione dei bisogni più banali delle persone più deboli di spirito, incapaci di impegnarsi a dare un senso alla propria vita.

Non mettiamo in dubbio la buona fede di queste persone (e di tutti coloro che hanno rinunciato all’uso delle facoltà cognitive superiori per rifugiarsi nella fede), ma ci chiediamo se essi si renderanno mai conto dei danni che la loro ignoranza e ingenuità portano al progresso della conoscenza. Quando, infatti, la conoscenza e la ricerca della verità si ammantano di un’aura di fede nel soprannaturale, e quindi si confonde il piano delle credenze con quello della conoscenza , si tende a dimenticare che il piano della conoscenza esoterica e della spiritualità richiede un percorso di ricerca scientifica che richiede impegno, sacrificio e forte motivazione. Non esistono scorciatoie alla conoscenza e al benessere ed è ingannevole prospettare l’applicazione di principi spirituali alla vita di tutti i giorni, se essi non sono sostenuti da un percorso di crescita serio e impegnativo.

Non è leggendo decine di libri zeppi di insegnamenti esoterici e scambiando effusioni e promettendosi reciprocamente amore universale che si può accedere a livelli più alti di conoscenza. Anzi, in questo modo si persevera in atteggiamenti escapisti di fuga dalla realtà, rendendo la propria vita inutile e fondata su una pseudo conoscenza e una consapevolezza illusoria.

Quello che viene propagandato dalla letteratura new age, pseudo esoterica, spirituale, magica, legata alle medicine alternative e di ispirazione orientale è solo un banale  ammasso disordinato e molto raffazzonato di nozioni, informazioni, dati falsi e di pura invenzione, richiami a religioni e filosofie che nessuno si è dato veramente la pena di studiare, tecniche e strumenti terapeutici staccati dal corpus teorico da cui provengono. Un percorso esoterico o di ricerca di conoscenza richiede lo studio della, e non la fuga dalla realtà. Prima di impostare la propria vita sulla base di principi filosofici o spirituali è necessario passare attraverso lo studio scientifico delle scienze naturali, umane e sociali. Prima di interpretare la realtà materiale come una manifestazione di energia universale, è necessario conoscere la realtà della fisica classica, della chimica e della biologia. Prima di voler guarire il proprio corpo tramite la forza del pensiero e dello spirito, è necessario conoscere il suo funzionamento sotto il profilo rigorosamente medico-scientifico.

All’opposto, la cultura new age insegna a fare a meno del bagaglio di conoscenza e di elaborazione di informazioni che la scienza offre a chi sia disposto a fare fatica per apprenderlo. Il medico che conosce la medicina scientifica può permettersi di interpretare la malattia sotto il punto di vista delle medicine esoteriche e spirituali, e può permettersi di rappresentare sotto forma di chakra o di centri o canali energetici le disfunzioni organiche. Ma chi è digiuno di cultura di base e non ha avuto voglia di apprendere queste conoscenze, non può permettersi di curare le persone in forza di quattro nozioni imparate in quattro seminari condotti da quattro maestri improvvisati.

Certo, è più facile illudersi che tale percorso di conoscenza possa essere evitato rivolgendosi a una cultura che insegna che tutto è possibile, nulla avviene per caso, la vita può essere interpretata in base a segnali che fanno parte di un disegno universale (svelabile secondo codici che si possono apprendere in alcune lezioni teoriche), e che, specialmente, si possa sfuggire alle regole imposte dalla razionalità rifugiandosi nell’illusione che la mente e lo spirito possono fare qualunque cosa. Certamente è così, effettivamente, ma solo per chi sa cogliere il significato nascosto dietro all’esistenza quotidiana, il quale richiede una cultura e una intelligenza che si acquisiscono e si sviluppano solo con studio, impegno e rigore.

Invece, migliaia di casalinghe e madri di famiglia così benestanti da non aver bisogno (né voglia) di lavorare, schiere di impiegati pubblici e privati, professionisti frustrati, e, in genere, molti di coloro che vivono un periodo di crisi esistenziale, di fronte all’alternativa se impegnarsi in studi a livello universitario, oppure in alcuni weekend di crescita esperienziale esoterica, optano ovviamente per la seconda opzione, confortati da una cultura new age che ha buon gioco e interesse a insegnare che non è necessaria la conoscenza, ma l’unica porta che schiude l’universo della salute e del benessere è la fede. Non si sa in che cosa, ma l’importante è che si tratti di fede, cieca e acritica, come si conviene ad ogni forma di credenza.

L’elemento che  accomuna le infinite pratiche e discipline new age è sempre il richiamo all’amore universale, a una concezione superficialmente olistica dell’esistenza secondo cui il tutto è superiore alla somma delle parti (ma nessuno si preoccupa di sapere in che cosa consistono queste “parti”, né questo “tutto” che emerge) e alla fede in sé stessi, tramite la quale tutto diventa possibile. Questa fede non è la sana fiducia che si acquisisce e si sviluppa con la razionalità e lo studio delle scienze umane e naturali, ma quella che richiede soltanto l’adesione a una serie di principi banali, alla portata di tutti.

In altre parole, un banale quanto affascinante messaggio di speranza, rivolto a coloro che solo sulla speranza possono contare per migliorare la loro esistenza, non avendo altri strumenti più efficaci a disposizione. La cultura new age offre la possibilità di sentirsi accolti, compresi e “importanti” solo per il fatto di condividere alcuni superficiali principi esoterici, o pseudotali. Essa esime da ogni responsabilità le persone semplici, le quali possono trovare comodi alibi alla loro incapacità di affrontare la vita in prima persona, rifugiandosi dietro il paravento di qualche stranissima disciplina, o religione, o pseudoscienza, la quale insegna che nessuno è responsabile di ciò che fa, perché tutto rientra in un disegno di ordine superiore.

Gli elementi comuni alle diverse manifestazioni di spiritualità new age possono essere così riassunti:

Ci si riferisce sempre a una visione della vita e della realtà presentata come rivoluzionaria e originale, salvo ricollegarla a presupposti magico-spirituali, religiosi o pseudofilosofici di antiche civiltà del passato.

La verità che viene propagandata fa perno su un antico Maestro spirituale più o meno leggendario (Gesù, Buddha, Paracelso, Ermete Trismegisto, Ildegard von Bilden, Edward Bach), oppure su una squadra non meglio identificata di dotti e sapienti le cui esistenze terrene si perdono nella notte dei tempi (i compilatori dei sacri testi vedici o esseni o delle antiche medicine tradizionali cinese o tibetana)

Tale verità è stata riportata alla luce da un moderno (e di solito vivente e benestante) Maestro spirituale di nazionalità diversa da quella dell’adepto, il quale, grazie a una sorta di illuminazione, si è assunto il gravoso (e ben retribuito) compito di diffondere tale verità (nessuno spiega come mai tale verità universale sia rimasta sepolta per secoli o millenni).

Questi moderni Maestri non sono mai, assolutamente mai, persone note e stimate per il loro lavoro intellettuale, per essere riconosciuti esperti in qualche scienza o disciplina insegnata in ambito accademico, per aver contribuito in qualche modo al crescere della conoscenza, per aver fondato e diretto iniziative a sfondo sociale o umanitario. Si tratta invece di perfetti sconosciuti, che svolgevano nell’assoluta mediocrità un lavoro qualunque (nel quale, come dicevamo, non brillano per capacità e competenze riconosciute), proprio come le migliaia di persone che affermano di aver visto la Madonna, le quali non sono mai persone di cultura e intelligenza superiore, ma, di solito, umili contadini e semianalfabeti. I loro nomi sono, per esempio, Vianna Stibal (ispirata direttamente da Dio) Anne Givaudan (discepola di Gesù Cristo in una vita precedente), Edward Bach, fondatore di una bizzarra religione floreale, ecc.;

oppure si tratta di anonimi e mediocri medici, incapaci di eccellere nella loro professione, i quali sono riusciti a imbastire una credibile teoria a sfondo medico psicologico misticheggiante, saccheggiando qua e là nozioni di vario tipo e ricucendole a loro uso e consumo: lo psichiatra Hamer, il cardiologo Nader Butto, il gastroenterologo Deepak Chopra, l’osteopata Upledger e le centinaia di altri insignificanti personaggi, neppure citati nella storia della medicina, come Hahnemann, Schussler, Menetrier e il già citato e onnipresente Bach.

La verità che viene propagandata da questi Maestri è sempre presentata come in grado di rivoluzionare la vita del lettore, come confermerebbero gli innumerevoli casi (mai documentati, e quindi, probabilmente, di pura fantasia) di persone che hanno cambiato la loro vita grazie a questi insegnamenti. Quasi tutte le affermazioni contenute in questi libri sono banalità new age che illustrano principi universali, verità incontestabili, massime filosofiche o psicologiche elaborate da altri, mentre la parte restante è costituita di affermazioni ridicole che essi  spacciano come verità scientifiche (mai documentate tramite il riferimento alle fonti), le quali dimostrerebbero, guarda caso, quasi tutto ciò in cui a ognuno di noi piacerebbe credere. Come sanno bene i ciarlatani travestiti da  maghi e cartomanti (o spesso da naturopati), il segreto del successo sta nel dire al cliente ciò che egli vuole sentirsi dire. Anche qui si usa la stessa strategia: si sostiene che l’amore è la forza più potente dell’universo, che la nostra mente ha delle potenzialità straordinarie, che la telepatia e il teletrasporto esistono e dipendono solo dalla nostra fede, che la nostra mente è in grado di produrre e di curare tutte le malattie del corpo, che esistono esseri immortali, che anche gli animali hanno un’ anima, che la materia non è altro che energia, e quindi ogni trasmutazione è possibile con la forza del pensiero, e così via. Tutto vero, molto probabilmente. Peccato che alla luce delle conoscenze attuali, queste affermazioni siano soltanto pii desideri e non abbiano alcuna possibilità di applicazione e dimostrazione pratica, come i ciarlatani fanno invece credere. Più la propria intelligenza è limitata, più si è fragili psicologicamente, più questi messaggi illusori fanno breccia nelle deboli menti di persone che avrebbero bisogno di vero affetto e di un aiuto serio, e non di simili pillole di superficialità new age.

La verità offerta al mondo da questi squallidissimi quanto scaltrissimi personaggi si traduce in due forme di comunicazione di base: libri e conferenze intorno al mondo. I libri seguono sempre la stessa trama. Il loro autore traccia di sé una sommaria biografia (tendente all’agiografia), e poi espone la sua teoria suffragandola con richiami molto vaghi ad ancor più vaghi presupposti storico-filosofici (per esempio, le terapie essene)[1]. Il tutto inframmezzato da aneddoti, casi clinici, episodi di vita che dimostrerebbero “scientificamente” la validità delle loro teorie. Le conferenze hanno lo scopo di vendere i loro libri e, dove possibile, di pubblicizzare i “corsi di formazione per terapeuti” esperti nella nuova rivoluzionaria cura per l’umanità, che questi Maestri mettono in piedi in quattro e quattr’otto, confidando sull’ingenuità di milioni di persone. Per esempio, Anne Givaudan, preoccupata per l’eventualità che  l’utilizzo della sua verità  non si traduca in un ritorno economico nelle sue tasche, diffida chiunque dall’utilizzare le conoscenze sublimi che essa diffonde avvertendo che: “Ricordiamo che non accreditiamo terapeuti che non abbiamo formato personalmente all’interno dei nostri corsi sulla lettura dell’aura e le terapie essene.”

Centinaia di piccole case editrici speculano legittimamente e nel pieno rispetto della legge sulla povertà intellettuale e la debolezza psicologica di questi milioni di persone, le quali avrebbero bisogno di un serio sostegno psicologico per acquistare fiducia in sé stessi e liberarsi dei loro meccanismi di difesa, e che invece, grazie al sostegno culturale di questi inutili libri, trovano più comodo radunarsi in sette e associazioni in cui scambiarsi conferme circa le loro debolezze mentali.

Quello che stupisce, in questo ambiente, è il fatto che nessuno sembra accorgersi del fatto evidente che queste centinaia di discipline, terapie, sistemi di cura spirituale, metodi olistici, teorie rivoluzionarie e nuove visioni del mondo, non portano con sé uno straccio di fondamento razionale e scientifico. Nessuno vuole soffermarsi sul fatto che esse vengono prodotte a ritmo vertiginoso, e ognuna di esse viene ogni volta presentata come quella che definitivamente è in grado di curare i mali del mondo (naturalmente, senza fatica né impegno). La maggior parte di questi testi (i quali costituiscono l’unico bagaglio “culturale” di milioni di sprovveduti) avanzano teorie strampalate e fanno affermazioni perentorie che sono assolutamente destituite di ogni fondamento, e si basano solo su “intuizioni”, “illuminazioni”, “rivelazioni”. In essi non è dato di trovare alcun riferimento a studi e ricerche scientifiche, ma neppure riferimenti o citazioni di scienziati o di autori degni di stima e di rispetto a livello internazionale.

Ora, è encomiabile che una persona colta ed evoluta cerchi di diffondere la sua conoscenza utilizzando gli strumenti che ritiene più opportuni per essere più efficacemente compresa dalle persone cui si rivolge. Ma se  è una persona seria, saprà adottare strumenti diversi a seconda delle esigenze. Ciò presuppone non solo la conoscenza consapevole di ciò che studia e diffonde, ma anche delle caratteristiche delle persone cui si rivolge. La fisica quantistica, per esempio, come la matematica o la filosofia, deve essere spiegata in termini, modalità e forme diverse a seconda dell’interlocutore. Con alcuni sarà possibile utilizzare formule matematiche di livello superiore, con altri occorrerà preventivamente fornire le necessarie conoscenze di matematica, con altri ciò sarà inutile o inefficace, e bisognerà attrezzarsi per spiegare i suoi principi tramite metafore oppure lunghe spiegazioni.

La psicobiologia, invece,  rifiuta le credenze: tutti coloro che non hanno una sufficiente capacità di rivolgersi agli altri, e sono pericolosi, sono caratterizzati dal fatto di non rendersi conto di voler applicare a tutti i loro stessi schemi: la fede in qualche Dio o in qualche terapia scientifica, senza riuscire a lavorare sul significato retrostante. Non è necessaria la fede per insegnare l’amore per il prossimo, basta la biologia e la ragione, e l’amore può ben essere espresso e insegnato attraverso il proprio comportamento, la manifestazione spontanea dei propri sentimenti, senza bisogno di costruzioni e impalcature teoriche fittizie. L’amore per il prossimo può essere spiegato con gli strumenti della ragione e della scienza. Essi hanno forse meno fascino delle spiegazioni esoteriche, religiose o semplicemente new age. Ma noi riteniamo molto più utile concepire l’amore come uno strumento evolutivo che permette di opporsi efficacemente all’entropia nella direzione della vita, senza bisogno di ammantarlo di un’aura religiosa. Nulla esclude che chi pensa che l’amore sia un processo deterministico e biologico iscritto nei nostri geni e che si manifesta in maniera diversa a seconda delle nostre reazioni all’ambiente e alla esperienza, non possa consapevolmente abbandonarsi al sentimento, scrivere poesie e cantare serenate, e vivere tutte le manifestazioni fisiologiche mentali, emozionali e spirituali dell’amore. Il musicista che ha studiato nota per nota la partitura che esegue, scomponendola in singole parti per analizzarla nei particolari, consapevole della relazione rigorosamente matematica tra le note, non per questo non è in grado di farsi trascinare nell’esecuzione della partitura dall’ebbrezza della musica, dal suo significato emozionale, per quanto la conosca a menadito sotto il profilo tecnico. Allo stesso modo, la conoscenza dei suoi presupposti matematici non esclude che egli possa inserire nella esecuzione la propria personalità e i suoi sentimenti, in un meraviglioso connubio tra rigore scientifico e creatività artistica ed emozionale.

Quando persone indubbiamente dotate di una normale intelligenza e di sufficienti strumenti culturali dedicano molte ore del loro tempo a costruire e diffondere idee come quelle propagandate nei loro libri, ci si chiede di quale tipo di ricerche si occupino. Perché anche un bambino si rende conto che nessun mondo migliore si costruisce vendendo le fantasie infantili di personaggi privi persino del coraggio di rendere noto il loro curriculum e la fonte della loro conoscenza. Se poi si affermasse che essa viene da una sorta di illuminazione divina e soprannaturale, allora si apre la strada  alla superstizione, al culto di qualsiasi tradizione, purché affascinante e sufficientemente antica. E allora, si abbandona la ricerca di una sempre maggiore consapevolezza in favore della ricerca di conferme a pochi elementari concetti che ci danno rassicurazioni prive di consapevolezza. Se davvero tale consapevolezza esistesse, gli autori di simili libri e i loro editori non si limiterebbero a riportare affermazioni prive di ogni fondamento razionale o scientifico, ma cercherebbero di dimostrarci come esse possano davvero essere concretamente utili. Invece, se oggi l’autrice di questa ennesima stupidaggine pseudo-psicologica, Anne Givaudan, può permettersi di pubblicare i suoi libri, e col loro ricavato di comprarsi apparecchiature che le consentano di comunicare e apprendere nuove informazioni, o di accedere  a servizi che accrescano il suo benessere, non è certo per la riscoperta delle antiche terapie essene, ma solo perché persone più serie di lei si sono dedicate alla ricerca seria e allo studio della realtà e non alla rivitalizzazione di filosofie morte. Milioni di persone hanno dedicato la loro vita a studiare e confrontarsi, su un piano di rispetto (il quel presuppone che ogni affermazione sia supportata di evidenze, oppure presentata espressamente come semplice ipotesi) per chiarire i meccanismi dei nostri processi mentali (quelli che l’autrice, per farsi comprendere da un pubblico non certo culturalmente evoluto, chiama programmi), in modo da fornire spiegazioni sempre più aderenti alla realtà, tramite continui aggiornamenti e modificazioni delle teorie stesse, supportate di dati sperimentali che richioedono un enorme dispendio di energie. Poi, arriva questa gentile signora, che cogliendo qua e là qualche concetto elementare, costruisce una stranissima forma di psicoterapia o di psicologia spiritualista, saltando a piè pari gli studi e le ricerche condotte sull’argomento da molte persone serie, le quali hanno già analizzato e spiegato, meglio di lei, tutto quanto essa spiega al suo pubblico come se fosse farina del suo sacco.

Il maldestro, quanto encomiabile, nella sua infantile ingenuità, tentativo di superare con disinvoltura il piano della conoscenza scientifica e razionale per passare direttamente a quello spirituale è evidente nella riscoperta, da parte del movimento new age, dell’esoterismo e della spiritualità orientale.

Quando la cultura si riduce a una conoscenza superficiale di alcune nozioni, si va incontro ai goffi tentativi di costruire un mondo migliore senza neppure conoscere quello precedente, che si vorrebbe cambiare.

Da parte di questi personaggi, per lo più animati da buone intenzioni, si trascura la conoscenza attuale per immergersi esclusivamente in quella delle tradizioni del passato, ma così facendo, nella loro beata ignoranza), si compie un’operazione pericolosissima: si rinuncia alla spiegazione della realtà, la quale richiederebbe impegno di studio e faticosa esperienza, per rifugiarsi in un mondo fittizio fatto di interpretazioni sconfessate dalla conoscenza razionale. Questa operazione viene giustificata attribuendo alla conoscenza del passato un valore superiore a quella odierna, sulla base di una infantile idea di saggezza, di illuminazione, di capacità profetica e di analisi, che antichi popoli (cinesi, indiani, tibetani, esseni ecc) possedevano e che alcuni iniziati viventi sono riusciti a riscoprire. Il cliché prevede che questa riscoperta avvenga solo a seguito di una sorta di illuminazione improvvisa, la quale schiude al predestinato le porte di una antica conoscenza, la quale richiederebbe un percorso impegnativo e faticoso. In realtà, questo percorso si rivela sempre una sorta di vacanza fatta di soggiorni “di studio” in luoghi dotati di qualche potere evocativo, nella riscoperta di antichi manoscritti di cui non è dato sapere la collocazione e l’esistenza reale, nello studio di antichi testi di cui solo tali profeti sono venuti in possesso tramite avventurosi percorsi impraticabili dai comuni mortali. La fede nel soprannaturale e il wishful thinking conducono a risultati quantomeno imbarazzanti per la loro stupidità, come le banalità new age inventate di sana pianta da un certo Gregg Braden, il quale dichiara di avere appreso queste conoscenze di origine essena senza spostarsi da casa, tramite un percorso di studio consistito nelle vacanze effettuate con la sua famiglia, in camper, per gli Stati Uniti, e grazie alla contemplazione di numerosi tramonti.

La giustificazione “scientifica” di tali banalità viene individuata in una conoscenza del passato, (più è antica, e più sembra affidabile e veritiera). Anziché impegnarsi nello studio della scienze moderne, come la genetica, le neuroscienze, l’evoluzionismo, la psicologia e la filosofia, le quali richiederebbero un impegno e l’uso di facoltà mentali di cui questi personaggi sono probabilmente carenti, si sostiene , in pratica, che questo studio sia inutile perché tutto era già stato scritto nel passato. Il che è vero, salvo che ciò che è stato elaborato nel passato va continuamente aggiornato e modificato alla luce della modificazioni della società (mentre per questi personaggi l’evoluzione è un concetto sconosciuto), e non venerato come un culto magico. In secondo luogo, si consideri che, se solo ci si fosse applicati allo studio delle scienze naturali e umane, si sarebbe facilmente giunti alla ovvia conclusione che nel lontano passato da cui questi personaggi attingono le loro conoscenze, la distinzione tra scienza, religione e filosofia non esisteva. Aristotele era uno scienziato, particolarmente interessato alla biologia, ma non poteva far altro che descriverla sulla base delle primitive conoscenze dell’epoca. Allo stesso modo, gli autori dei grandi libri sapienziali con cui sono state tramandate le ricerche e le riflessioni filosofiche e religiose erano, per i loro tempi, l’esatto equivalente dei nostri scienziati, i quali cercavano di dare una descrizione e una spiegazione della realtà sulla base della cultura dell’epoca e degli strumenti scientifici e cognitivi disponibili a quel tempo. Ma, quello che è importante comprendere, è che se gli autori dei Veda, dei sacri testi delle medicine popolari come quella tradizionale cinese, o l’ayurvedica, vivessero oggi, non descriverebbero il comportamento umano in base al moto degli astri, né le malattie sulla base di chakra e meridiani, ma, ovviamente, si occuperebbero di ricerca scientifica, perché questo è ciò che facevano, con tutti i limiti dell’epoca. Perché dovremmo oggi richiamarci a una visione della vita e della natura che è evidentemente superata? I sostenitori di queste strane filosofie si attaccano come ostriche all’idea che, in realtà, la scienza moderna non ha fatto altro che confermare ciò che gli antichi saggi già sapevano, e portano a conferma delle loro strampalate ipotesi le evidenti analogie tra le loro riflessioni filosofiche e le speculazioni della fisica quantistica o la riscoperta del concetto di energia operata dalla fisica moderna. Il fatto che lo sviluppo scientifico abbia portato alle stesse conclusioni dei filosofi dell’antichità non ha nulla di sorprendente: lo avrebbe se la scienza moderna avesse scoperto e dimostrato che la terra è effettivamente piatta e che il sole è una palla di fuoco trainata da cavalli alati, o che gli dei vivono effettivamente sull’Olimpo. La nostra conoscenza attuale non ha confermato (è solo di conferme che hanno bisogno coloro che hanno paura di conoscere) ciò che è stato affermato millenni fa, ma ha dato a principi universali ciò che queste moderne filosofie new age cercano di toglierci: la consapevolezza di ciò che siamo, di ciò che facciamo, dell’ambiente che ci circonda. Oggi non abbiamo più bisogno di fare sacrifici agli dei per garantirci un ricco raccolto e tenere lontana la siccità, ma solo di utilizzare le conoscenze scientifiche che abbiamo faticosamente acquisito per armonizzarle ai principi che regolano la vita, nel rispetto dell’ambiente e delle future generazioni.

Per concludere, vediamo alcuni esempi pratici di come i ciarlatani possano imbonire un vasto pubblico di sprovveduti, facendo loro credere che le loro infantili affermazioni abbiano un fondamento scientifico (o quasi).

Per esempio, a pag. 2 del nuovo best seller di Anne Givaudan, “Forme pensiero II”, si legge: “Pensate comunque che sono necessari ventun giorni per cambiare la programmazione del nostro cervello, ed evacuare dai suoi schemi obsoleti il “programma “vecchio.” (Givaudan, p.2).

Chiunque abbia un minimo di conoscenze scientifiche non si esporrebbe al ridicolo esponendo come fosse una verità scientifica una semplice forma di superstizione su base numerologica. La psicologia e le neuroscienze, da decenni impegnate nello studio dei nostri “programmi mentali”, sanno dare di queste “forme pensiero” delle spiegazioni serie e fondate sull’osservazione e sulla sperimentazione scientifica, le quali rendono il tema di una tale complessità da renderne impossibile ridurne i termini a queste quattro stupidaggini senza cadere nel ridicolo. Se si vogliono esprimere concetti esoterici, allora è assolutamente necessario che si specifichi il livello cui vanno lette simili affermazioni: perché, scientificamente, la stupidaggine citata è priva di fondamento, mentre sul piano razionale essa è anche priva di senso. Sotto il profilo, poi, della ricerca spirituale della salute in senso olistico, esprime una visione allopatica e meccanicista della realtà, che è proprio quella che, nelle loro ingenue intenzioni, questi personaggi dichiarano di criticare. Non si capisce in base a quale criterio metodologico, infatti, noi dovremmo “credere” in questa affermazione: l’autrice non specifica, cioè, se essa emerga da una ricerca scientifica, o se è frutto della sua fantasiosa immaginazione. Eppure il rispetto per il prossimo dovrebbe imporre di dichiarare espressamente e chiaramente quali siano le fonti da cui si è attinta una certa informazione, quali ne siano i fondamenti, se razionali o magici, e così via. Il rischio, infatti, è che i lettori di queste ridicole perle di verità, non possedendo gli strumenti culturali e cognitivi, che solo una seria base culturale scientifica può fornire,  confondano la realtà con la fantasia, e non essendo in grado di discriminare tra aspetti razionali e scientifici della conoscenza rispetto a infantili rimandi al pensiero magico, si convincano davvero che esista un mondo parallelo in cui la magia funziona davvero. Infatti, per chi abbia davvero percorso il sentiero della conoscenza, i numeri assumono il significato di simboli (perché tale è stato lo scopo della loro scoperta ed elaborazione) e non di dati reali. Nel caso specifico, l’autrice (che tace consapevolmente circa la propria competenza e il proprio curriculum), si serve della numerologia senza averne altro che una conoscenza approssimativa, ma solo per dare a questa classica superstizione, la numerologia, una vaga aura culturale. I numeri restano l’alfabeto di base con cui la scienza moderna è stata scritta, e restano tali anche ora che la moderna elaborazione scientifica si avvale di sofisticati programmi informatici per descrivere e spiegare la realtà, compresa quella quantistica, e cioè dopo aver abbandonato la visione meccanicista del “grande meccanismo ad orologeria” inaugurato da Galilei. Qualunque persona seria, nel momento in cui fa un riferimento alla matematica, deve specificare se esso va inteso come tale o in senso simbolico. In questo caso, l’autrice utilizza, probabilmente inconsapevolmente, la tecnica di creare confusione tra il piano della razionalità scientifica e quello del rimando simbolico. Il cervello, infatti, non si libera di questi fantasiosi programmi “vecchi” in ventun giorni: l’affermazione è talmente infantile, nella sua stupidità abissale, che l’unico modo di darle un senso è quello di intenderla in senso esoterico. Nessuno studio scientifico potrebbe mai confermare una affermazione di questo tipo, non fosse altro per il fatto che ogni cervello è unico, e unici sono questi programmi tramite i quali funzionerebbe, per cui affermare che essi possano essere rimossi in un tempo prestabilito è persino offensivo per l’intelligenza e per la dignità umana, e in particolare per la sua unicità. Cosa succeda in questi ventun giorni, mentre si attende la rimozione di questi programmi, non ci è dato di sapere. Ma le anime semplici che si fanno ammaliare da queste intriganti affermazioni credono ciecamente nel fatto che la realtà sia riconducibile a una serie di regole matematiche, le stesse che la scienza, oggi, comincia a mettere in discussione. Se si è ignoranti, invece, si è costretti a fare riferimento proprio a quei vecchi schemi da cui l’autrice, paradossalmente, vorrebbe insegnarci a liberarci, e cioè quelli che dipingono la nostra vita come regolata da leggi ferree, immutabili, la cui unica funzione è quella di rassicurarci contro la paura dell’ignoto. Il povero di spirito e il debole di mente resta abbagliato dalla illuminante semplicità di questi concetti e di queste regole, e imposta la propria vita attraverso l’autoinganno, illudendosi che essa sia in effetti regolata da questi ritmi esoterici.

Tutta la numerologia, cui potrebbe ispirarsi tale affermazione, si fonda sulla trasposizione, in chiave matematica, del principio elementare secondo cui la realtà che conosciamo si fonda sull’aggregazione di pochi elementi semplici: alcune “forze” immateriali, e alcune decine di elementi chimici. Ma poiché lo studio della fisica (e quello della chimica e della biologia), richiede un rigore che non consente voli pindarici, per cui chi fa affermazioni errate e stupide viene irrimediabilmente e immediatamente smascherato, le anime semplici preferiscono fare ricorso ad elementi di fantasia, simbolici, interpretabili a proprio piacimento, a posteriori. Per esempio, uno dei modi più suggestivi di usare la numerologia è quello di ricercare (con la tecnica metodologica del fishing, tutti i dati che possano fornire una conferma alle proprie ipotesi. Le cifre che compongono la data dell’11 -9- 2001, per esempio, possono essere scomposte, sommate a piacere a seconda delle nostre esigenze. Per esempio: 11+9+2+1 (gli zero non hanno valore ai fini della sommatoria) dà 23, cifra che può essere utilizzata per ricercare altre cifre identiche (per esempio, la somma delle lettere che compongono il nome di qualche attentatore, il numero del volo di uno degli arerei, o, se non si riesce, la somma dei due delle torri gemelle, o ancora dei tre totali. E così via. Ma se il 23 non funziona, si può sempre usare la sua somma, cioè 5, oppure la sua differenza cioè 1. Oppure, si può usare un’altro sistema di scomposizione, per cui le decine vengono ridotte ad un’unica cifra tramite la somma delle due cifre che le compongono, per cui 1+1 fa 2. In questo caso, la data in esame diventa 1+1+9+2+1, cioè 14, che si può tenere così, se fa comodo, oppure scomporre ulteriormente in 1+4 che fa di nuovo cinque. Una volta riportata una qualsiasi cifra a un numero di una sola cifra, allora si può fare praticamente quello che si vuole, e utilizzarlo da solo o come multiplo.

Ora, fermo restando che i numerologi e amanti della kabala, obietteranno che essa è una disciplina bel più complessa a articolata, resta da chiedere loro che cosa l’uso delle risorse utilizzate dai suoi cultori possa mai aver portato allo sviluppo della conoscenza. La risposta è sempre e solo una: nulla, assolutamente nulla. L’unico contributo dato dallo studio dei numeri, è che essi offrono un supporto psicologico confirmatorio e di rassicurazione a tutti coloro che non abbiano la forza e il coraggio di affrontare la realtà, la quale impone a chi la vuol conoscere studio e applicazione, e non alibi e giustificazioni alla propria ignoranza.

Si dirà che tutte le nostre conoscenze attuali, confermate attraverso l’uso di apparecchiature e strumenti sofisticatissimi e di teorie complicatissime sono riconducibili ai principi già noti agli antichi sapienti di tutte le civiltà. Verissimo, incontestabile. Ma la domanda che sorge spontanea è : “E allora?” Dovremmo forse rinunciare a comprendere la realtà per il solo fatto che essa era già stata descritta almeno nelle sue linee essenziali? E, specialmente, dovremmo fermarci alla celebrazione di rituali del passato senza cercare di dare a questi principi una loro applicazione pratica, che sia veramente utile al progresso dell’umanità? E cosa c’è di tanto sorprendente nel fatto che i nostri antenati, privi degli strumenti oggi nostra disposizione, abbiano già avanzato spiegazioni sensate e razionali del funzionamento della realtà? Cosa avrebbero dovuto fare, fornire spiegazioni irrazionali? E quale “miracolosa” anticipazione delle moderne teorie della fisica quantistica o delle evidenze delle ricerche neuroscientifiche o delle odierne speculazioni filosofiche si dovrebbe scoprire nelle teorie dei meridiani, o delle origini dell’universo secondo i testi sapienziali? Non ci voleva una illuminazione trascendentale per descrivere la realtà come composta di elementi archetipici come la terra, l’aria, il fuoco e l’acqua, o per elaborare la teoria dei cinque elementi cinese, o per immaginare che il corpo umano possa essere solcato di invisibili canali energetici: bastava guardare come si comporta l’acqua di un ruscello, o come il fuoco e l’aria modificano la materia, e poi, in mancanza di strumenti per l’elaborazione dei dati, affidarsi al metodo analogico di descrizione della realtà, magico, infantile, superato dalle acquisizioni della scienza.

Sappiamo bene che  nessuna delle nostre affermazioni e delle nostre critiche può avere il benché minimo effetto sulla stragrande maggioranza di coloro che amano e credono in queste assurdità. I nostri studi e la nostra esperienza in ambito terapeutico ci dimostrano, infatti, come la forza del wishful thinking, cioè del pensiero desiderativo, è direttamente proporzionale alla debolezza psicologica della persona. In altri termini, sappiamo perfettamente che nessuno abbandona le proprie credenze, per quanto assurde, inconsistenti e ridicole, se esse offrono comunque conforto psicologico, fino a che non sia offerta una alternativa almeno altrettanto valida e sicura. E poiché questa alternativa esiste, ma richiede apertura mentale, intelligenza, senso critico, una personalità sufficientemente forte, autostima, fiducia in sé stessi e  specialmente un duro impegno emozionale e intellettuale, cioè proprio le caratteristiche che essi cercano tramite queste scorciatoie new age, è chiaro che senza l’aiuto di persone serie essi non potranno mai accettare il minimo cambiamento. Paradossalmente, una cultura scientifica, anche di alto livello, non sembra proteggere dall’ingresso del pensiero magico nella vita di persone psicologicamente deboli. Ci riferiamo, per esempio, a biologi e specialmente medici, i quali, insoddisfatti e frustrati nel loro lavoro privo di reali soddisfazioni e gratificazioni, e costretti ad applicare tutti i giorni una mentalità determinista e meccanicista, spesso burocratica, non vedono l’ora di poter evadere dallo squallore della loro professione e rifugiarsi in un mondo dove, finalmente, tutto è permesso, e la guarigione non dipende più dall’applicazione di rigidi protocolli scientifici, da dati, nozioni, ricerche rigorosamente documentate, da apparecchiature e strumenti che tolgono spazio alla propria creatività. Rifugiandosi nel mondo esoterico, essi possono finalmente illudersi che l’astrologia karmica possa davvero contribuire alla cura medica delle malattie, che alcune gocce d’acqua in cui sono stati immersi dei fiorellini possano curare i disturbi psichici, e che le diagnosi possano essere effettuate osservando l’iride o tramite il pendolino del radioestesista.

Lasciamoli lavorare, continuiamo a mostrare indifferenza per le loro pratiche magiche e per le contraddizioni deontologiche che essi si portano dietro, ma poi non stupiamoci se la medicina non sembra in grado di aiutare davvero chi soffre, proprio sul piano mentale e spirituale cui questi personaggi sembrano rivolgersi con tanta fede.

Le fede nella new age è pericolosa perché induce a credere in un mondo dove la responsabilità e l’impegno individuale non esistono o non sono necessari, in quanto esiste sempre una qualche energia universale che ci viene in aiuto, nulla succede per caso e quindi ogni evento può essere interpretato per come ci fa più comodo. La filosofia new age spinge a ricercare compensazione alle proprie debolezze in persone come noi, magari più pigre e più deboli di noi. Ma poiché l’unione fa la forza, ci si può compiangere vicendevolmente, accettando ciò che la vita ci impone senza reagire, ma affidandosi, al massimo, alla fede in qualche Maestro o in qualche rimedio miracoloso.

[1] Le terapie essene sono oggi la punta più avanzata della stupidità new age: nessuno sa in che cosa consistano, su quali testi si basino, quali siano i loro contenuti. Questa mirabile combinazione è l’ideale per permettere a persone intelligenti e senza scrupoli morali di imbastire teorie a loro uso e consumo, presentandole come derivate direttamente dagli insegnamenti esseni. Tanto, chi mai si prenderà la briga di sconfessare questi personaggi?

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