La diagnosi medica, la terapia centrata sul cliente secondo il Counseling in Psicobiologia della Salute.  
La diagnosi medica, la terapia centrata sul cliente secondo il Counseling in Psicobiologia della Salute.  

Si consideri questo breve passo di Rogers, tratto da “La terapia centrata sul cliente: “Se sono veramente aperto a cercare di comprendere lo stile di vita che un’altra persona sperimenta, se posso far entrare il suo mondo nel mio, allora corro il rischio di vedere la vita nel suo modo, e di mutare io stesso; ma nessuno di noi vuole cambiare. Così tendiamo a vedere il mondo dell’altra persona soltanto dal nostro punto di vista, non dal suo. Lo analizziamo e lo valutiamo, non lo capiamo”. Applicati al counseling in Psicologia della Salute, questi atteggiamenti sono quelli che riscontriamo nei paramedici e falsi guaritori che affidano tutte le loro speranze di agire positivamente sulla salute del cliente su riti magici che possano esimerli da ogni coinvolgimento e responsabilità:  è l’aspetto della comunicazione umana, quello che viene a mancare in questi deprecabili quanto diffusi casi. Nonostante questi guaritori alternativi si definiscano tali, essi in realtà, come i medici allopatici, disprezzano nei fatti il contatto umano per affidarsi esclusivamente a diagnosi e interventi su singole parti del corpo o su processi psichici, simboleggiati da meridiani, da chakra, o da funzioni conosciute solo a coloro che aderiscono alla visione di una certa “Scuola” o indirizzo diagnostico-terapeutico.

La terapia, secondo Rogers,  è talmente centrata sul cliente che la diagnosi passa in secondo piano. E’ solo il counseling che ha portato questa rivoluzione nella cura della persona nella relazione d’aiuto, privilegiando il rapporto in sè rispetto alla applicazione di norme e regole astratte. Sia la medicina, scientifica o parascientifica e alternativa, sia gran parte delle moderne Scuola di counseling psicologico sono nate e si sono sviluppate sulla base della ricerca dell’elemento negativo da correggere all’interno della persona, elaborando complesse e innumerevoli tecniche utili alla sua individuazione. In questo immenso e spesso inutile lavoro, esse hanno perso di vista l’oggetto del loro intervento, che è la salute della persona, per concentrarsi solo sull’aspetto di più immediata evidenza, cioè il sintomo o la malattia. Anche il Counseling psicologico, inteso come insieme confuso di tecniche e discipline eterogenee, attribuisce un peso eccessivo alla diagnosi, così come la medicina scientifica e parte della psicoterapia, perchè solo a seguito della diagnosi le sarà possibile applicare la cura secondo protocolli già definiti e collaudati.
Si osservi come nel campo della medicina alternativa (non di rado fonte di ispirazione per alcune scuole di counseling), iridologia, kinesiologia, diagnosi ispirate alla medicina tradizionale cinese o all’astrologia, “percezioni extrasensoriali” di energie nascoste tramite, di solito, il contatto manuale (reiki, pranoterapia, kinesiologia, terapia craniosacrale tradizionale, certe forme di shiatsu) assumano spesso la funzione vicariante della relazione empatica e informativa, costituendo, in realtà,  tecniche ingenue di diagnosi prive di qualsiasi fondamento. In questi casi,  poiché esse non sono in grado di rilevare e rivelare nulla, se non ciò che il guaritore e il suo cliente desiderano, è facile che questo nulla, cui viene attribuita la responsabilità del malessere, sia eliminato da un altro nulla, e cioè una tecnica o un rimedio altrettanto inesistenti.
La terapia, in queste situazioni, non richiede mai il coinvolgimento del terapeuta: ad agire saranno i farmaci, i rimedi naturali, le tecniche di manipolazione, di PNL, di visualizzazione e di rilassamento, innumerevoli forme di meditazione guidata, tutti fattori che non hanno nessuna possibilità di agire in profondità e di produrre effetti significativi, perchè rinunciano al coinvolgimento psicologico, e cioè alla elaborazione del disagio, allo sviluppo delle risorse individuate, alla emersione della consapevolezza e della comprensione del problema. Questi ultimi sono elementi che, al contrario della prassi delle cure mediche o paramediche alternative, richiedono una partecipazione attiva del cliente e lo sforzo e la capacità del terapeuta di rilevare gli aspetti unici e originali del cliente, e non quelli che permettono di inserirlo all’interno di una categoria patologica già esistente.
Nel counseling in Psicologia della Salute, come in quello più strettamente psicologico, invece, la terapia non è un processo statico e definito, staccato dalla diagnosi: essa si sviluppa all’interno della relazione. Come infatti afferma Rogers, in tutto questo, non è necessario, per iniziare la terapia, avere una precisa diagnosi psicologica del cliente. La terapia si accompagna necessariamente alla diagnosi, il che significa che quest’ultima diventa, nell’ottica del counseling, un processo dinamico legato all’andamento della terapia stessa. Il cliente non è un’etichetta che i bravi terapeuti gli affibbiano con sicurezza, rinunciando da quel momento ad ogni responsabilità nella cura, affidata a rimedi o farmaci. Si consideri il seguente passo di Rogers: “Quando si pensa a tutto il tempo che viene speso nei centri psicologici, psichiatrici e di igiene mentale per una valutazione psicologica esauriente del cliente o del paziente, sembra che tutto questo lavoro debba essere veramente utile per la psicoterapia. Tuttavia quanto più osservo i terapeuti (..), tanto più mi vedo costretto a concludere che una tale preparazione diagnostica non è essenziale per la psicoterapia.”
Questo perchè, come è noto e facilmente intuibile, il terapeuta impreparato e inefficace cerca un appiglio e il conforto per la propria mancanza di esperienza e di sicurezza in sè stesso nell’aiuto esterno fornito dalla diagnosi. (Introduzione dal manuale: “Principi di Counseling in Psicologia della Salute”).

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