Morelli, Crepet, Meluzzi, Bruno: la psichiatria si è impadronita dei media. Scuola Superiore di Counseling in Psicologia della Salute
Morelli, Crepet, Meluzzi, Bruno: la psichiatria si è impadronita dei media. Scuola Superiore di Counseling in Psicologia della Salute

Morelli, Crepet, Meluzzi, Bruno: la psichiatria si è impadronita dei media. 

Nell’immaginario popolare, e specialmente in quello di coloro che gestiscono e operano all’interno dei mezzi di comunicazione, lo studio e l’analisi del comportamento umano non è un insieme di interpretazioni  e valutazioni offerte dalle diverse scienze umane e sociali, ma una verità offerta al popolo, prerogativa esclusiva di una sola categoria precisa: i medici psichiatri.

Ancora una volta la classe medica, approfittando del prestigio della sua incontestabile posizione sociale, non sempre completamente meritato, è riuscita nella realizzazione del suo piano di appropriazione culturale e professionale di ogni ambito di competenza, riuscendo nell’intento di convincerci che siamo tutti malati, nel corpo o nella mente.

Dopo avere prepotentemente vanificato ogni aspettativa di collaborazione su un piano paritario, di dignità e prestigio professionale, di tutte le altre categorie sanitarie o parasanitarie che non siano iscritte all’albo dei medici (come biologi, farmacisti, chimici, psicoterapeuti non medici), assistiamo con sincera preoccupazione all’assalto vittorioso delle roccaforti delle scienze umane e sociali ad opera degli psichiatri. L’aspetto più triste della questione, a nostro parere, è che i veri psichiatri non si presterebbero mai a queste forme di presenzialismo da rotocalco cui gli psichiatri citati, invece, si dedicano con lo spirito di personaggi dello spettacolo in cerca di pubblicità, e non di scienziati e ricercatori  in campo sociale.

In realtà, come è evidente, sono i sociologi, i filosofi e gli psicologi, nelle loro diverse specializzazioni di antropologi culturali, di sociobiologi o di psicologi sociali, ma anche gli etologi del comportamento umano, ovviamente, gli scienziati che più di ogni altro dedicano la loro vita allo studio delle manifestazioni psicologiche e sociali dell’essere umano.

Al contrario, non si vede quale competenza in questo settore di studi possano mai vantare medici il cui compito non è quello di studiare e fare ricerca  nel campo delle scienze umane e sociali (materie che non conoscono), ma  solo ed esclusivamente quello di curare disturbi e malattie, organiche o di non definibile eziologia, che alterino patologicamente l’equilibrio della persona. Questo compito, svolto principalmente con le armi della chirurgia e della farmacologia, non ha nulla a che fare con l’analisi e l’intervento terapeutico su persone sane, come sono quelle su cui gli psichiatri in questione discettano con arrogante prosopopea e, spesso, con una buona dose di ignoranza e superficialità. Tantomeno si comprende il motivo per cui debba spettare a uno psichiatra (il quale, ripeto, si occupa di persone malate, o che richiedono un intervento terapeutico di tipo medico, chirurgico o farmacologico) interpretare e spiegare fenomeni sociali e culturali o di costume, quali la vivacità e irrequietezza di gran parte dei bambini di oggi, la propensione all’uso di internet e delle chat al posto degli incontri personali, la tendenza alla sedentarietà e alla pigrizia mentale, la diffusione di comportamenti aggressivi, ecc.

Si tratta di fenomeni che interessano, se non tutti noi, almeno in misura più evidente consistenti parti di popolazione, per cui, a meno di non concludere davvero che tutte le persone “stressate” e tutti i bambini che passano ore davanti alla tv sono malati e devono essere sottoposti a cure psichiatriche, è a sociologi e psicologi sociali che si devono chiedere delucidazioni sul fenomeno. Quelli su cui gli psichiatri sono chiamati a esprimere il loro parere “competente”, infatti, sono fenomeni  collettivi di competenza sociologica, il cui studio non spetta  a psichiatri i quali nulla sanno di sociologia, e il cui compito non è quello di analizzare i fenomeni sociali, ma quello di curare le malattie del singolo individuo in maniera il più possibile personalizzata.

Inoltre, il ricorso allo psichiatra di moda di turno non è di nessuna utilità per intervenire positivamente sul fenomeno, dal momento che l’unica soluzione che la psichiatria è in grado di offrire è solo e sempre quella di somministrare farmaci per curare la patologia da essa diagnosticata, mentre il problema che i fenomeni sociali nascondono richiede una analisi professionale competente, cui faccia seguito un intervento sul piano politico, economico e socioculturale, più che medico.

Il rischio di questa situazione è quello che presto ci ritroveremo a dipendere dalla diagnosi medica e dalle relative cure per gestire ogni aspetto della nostra vita, e saranno gli psichiatri a stabilire gli orientamenti politici e culturali della società, se e a quali condizioni sarà considerato patologico il nostro comportamento, se ci sarà permesso di dedicarci ai nostri interessi, o a trascurane altri, a seconda del parere espresso dal medico psichiatra che veglia sulla nostra vita.

Nel nostro piccolo, tutti noi dovremmo impegnarci per impedire questa deriva, restituendo dignità e importanza alle scienze umane e sociali, e ridimensionando il ruolo della classe medica nella società. Ricordando che il medico, a differenza del filosofo, è soltanto un operatore che deve eseguire compiti precisi secondo protocolli predefiniti e limitando al massimo la propria discrezionalità. Che poi, al di fuori della propria attività professionale, il medico si interessi di filosofia, di sociologia e di psicologia, è pienamente legittimo, ma non lo autorizza a porsi come unico riferimento culturale e scientifico in materia, e a mortificare, forte del proprio potere lobbistico, l’attività di coloro che vantano una vera competenza in materia, e a questi temi dedicano la loro vita.

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