Psicoterapia e counseling: culto del passato? – UNIPSI
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Psicoterapia e counseling: culto del passato? – UNIPSI

Psicoterapia e counseling: culto del passato o costruzione consapevole del futuro?

psicoterapia e counseling

Università Popolare di Scienze della Salute Psicologiche e Sociali (UNIPSI)

Il vantaggio di una terapia la cui durata è occupata per la quasi totalità da anamnesi e diagnosi, e cioè dalla ricerca sul passato della persona, sta nel fatto che in questo modo il terapeuta si pone al riparo da ogni possibile critica o fallimento. Infatti, si consideri che qualora il passato possa essere ricostruito in maniera credibile, verosimile o documentabile, allora tutto va bene, in quanto in questo modo si fornisce ad entrambi, terapeuta e paziente, il conforto della certezza in un dato inequivocabile. Ma la ricerca nel passato offre un enorme vantaggio anche nel caso in cui essa risulti infruttuosa: nel caso in cui, infatti, il passato della persona non sia in alcun modo ricostruibile, allora si apre un intero universo di possibilità che il terapeuta riempie sulla base dei suoi preconcetti e pregiudizi ideologici di riferimento, costruendo ipotesi che egli presenta, se non come verità, come qualcosa che ad essa assomiglia moltissimo, in quanto confortata dalla adesione a un impianto teorico elaborato da un personaggio autorevole.

In psicoterapia, in particolare, ma anche nel suo parente povero, il counseling psicologico tradizionale, infatti, il passato non è soltanto l’oggetto fondamentale del lavoro del terapeuta, ma costituisce anche l’impianto teorico e ideologico di riferimento. Tutte le scuole che si rispettino, sia in psicoterapia, sia in counseling, non possono accreditarsi agli occhi dei loro pazienti/clienti, se non dichiarandosi seguaci e adepti di un movimento psicologico che fa capo a un maestro spirituale vissuto nell’antichità. Purtroppo, in campo psicologico, è impossibile procedere troppo indietro nel tempo. Anzi, si è costretti a fermarsi, fondamentalmente, agli ultimissimi anni del 19º secolo. In ogni caso che si tratti di Freud, di Jung, di Adler, dei padri fondatori della Gestalt,  o di qualcun altro tra le decine e forse centinaia di personaggi che hanno fondato una loro scuola, le referenze che ogni bravo psicoterapeuta o counselor tradizionale può portare a testimonianza della propria capacità di occuparsi dei problemi del prossimo sono date fondamentalmente dalla sua adesione ideologica al pensiero di medici, perché fondamentalmente di medici si tratta, vissuti un secolo fa. I quali è probabile che se potessero tornare in vita oggi e aggiornarsi circa i progressi della psicologia e delle neuroscienze, rinnegherebbero gran parte di ciò in cui i loro adepti credono ancora oggi.

Al limite del ridicolo sono poi i casi in cui lo psicoterapeuta si richiama alla sua fede nel pensiero di più maestri spirituali, in modo da accontentare il maggior numero di consumatori possibili, offrendo loro una terapia in grado di accontentare ogni gusto. È il caso della scuola Adleriana di psicoterapia, la quale, probabilmente perché le altre l’avevano preceduta nella scelta del loro maestro spirituale di riferimento, si è trovata a dover adottare come riferimento ideologico il pensiero di uno sconosciuto medico austriaco dei primi del novecento, tal Alfred Adler, autore di numerosi scritti che oggi, ma forse anche allora, appaiono ingenui, superficiali, privi di rigore e di adesione al pensiero e al metodo scientifico. Poiché nell’opera di questo personaggio esiste poco o niente cui appoggiarsi per fondare una scuola di psicoterapia, e cioè in assenza di un impianto teorico solido di riferimento, ma anche di un metodo terapeutico e persino di tecniche, questa scuola ha pensato bene di aprire l’ambito piuttosto povero e chiuso dei suoi riferimenti teorici anche ad altri indirizzi. Così si giunge a sostenere che lo psicoterapeuta adleriano è oggi un professionista che applica principi e indirizzi teorici di diversa provenienza:  un po’ di psicoanalisi freudiana, ma, perché no?, anche il pensiero di Jung può andar bene, e perché non armonizzare il tutto anche con quello della moderna psicologia cognitivista? Insomma, ad eccezione del comportamentismo, fuori moda da molto tempo (a causa della sua colpevole indifferenza verso un dato di fatto oggettivo, e cioè l’influenza del patrimonio genetico, oltre che dell’ambiente, sul comportamento umano), la psicoterapia è oggi un calderone di idee, teorie, ipotesi, concetti, metodi e tecniche confusi e contraddittori ma tutti, a detta degli stessi psicoterapeuti, ugualmente utili in termini terapeutici.

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