Trauma da abbandono. Dignità umana, o psichiatria?
Trauma da abbandono. Dignità umana, o psichiatria?

Trauma da abbandono. Dignità umana, o psichiatria?

Trauma da abbandonoNella letteratura pseudoscientifica psichiatrica si è affacciata negli ultimi anni, tra le tante belle e utili invenzioni psichiatriche,  una nuova patologia, e cioè il trauma abbandonico. Quello che per tutti, da sempre, consiste nel dolore che deriva dall’essere abbandonati, dolore che tutti, in differente misura, abbiamo comunque sperimentato nel corso della vita, diventa, nella prospettiva di una vita concepita come un continuo susseguirsi di disturbi e malattie secondo la visione psichiatrica, un trauma che richiede un intervento medico.

In particolare, l’ossessivo fervore classificatorio della psichiatria e della psicoterapia ha individuato ulteriori sottocategorie di questa patologia delle quali la più interessante mi sembra il trauma da narcisismo, subito tradotto in acronimo, TdN,  “patologia che negli Stati Uniti è già stata evidenziata da qualche anno ma che in Italia non è ancora chiara”.

Che questa mancanza di chiarezza dipenda da differenti abitudini alimentari (una alimentazione mediterranea piuttosto che a base di hamburger), può essere forse il motivo determinante di questa differenza, o forse si tratta di un virus che non ha ancora attraversato l’Atlantico. Non lo sappiamo. Sta di fatto che tutti speriamo che anche in Italia venga importata finalmente con chiarezza questa nuova patologia. Per rispetto verso l’intelligenza del lettore evitiamo di elencare gli innumerevoli sintomi che caratterizzerebbero questa nuova patologia.

Ci preme soltanto far osservare, in questa sede, l’atteggiamento con il quale essa viene presa in considerazione dalla classe medica e psicoterapeutica. “Bisogna quindi capire che si è stati colpiti da una disgrazia, cioè da una vera e propria malattia di una certa entità, che comporta cure adeguate e un periodo di di ricostituzione e riabilitazione”.

Nei confronti del partner narcisista responsabile dell’abbandono, si osservi ancora la considerazione seguente: “bisogna capire che si ha avuto a che fare con un vero e proprio squilibrato, con un portatore di serio disturbo di personalità (classificato dal DSM, il più importante manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali”)http://ale777.altervista.org/blog/trauma-da-narcisismo-seconda-parte/

È con una certa inquietudine che esponiamo, a questo punto, le nostre considerazioni in proposito. L’inquietudine deriva dal fatto che episodi della vita i quali richiedono l’attivazione della nostra forza interiore, l’aiuto di familiari parenti e amici, ma che costituiscono eventi naturali della vita stessa, sono classificati dalla classe medica come condizioni estranee alla vita stessa, come disgrazie, come elementi provenienti dall’esterno che vanno combattuti perché portatori di dolore, sofferenza e morte, senza comprenderne il significato e senza collocarli all’interno del significato della vita delle persone. Tutto, anche la costruzione e la rottura di legami sentimentali (quanto di più naturale e universale esista da quando esiste l’umanità), viene ricondotto a una malattia, e chi abbandona diventa uno squilibrato.

Da molti anni sosteniamo l’idea che psichiatria e psicoterapia, quando non si rivolgono davvero a patologie (quelle che concretamente influiscono sulla qualità della vita delle persone e che non possono essere risolte senza l’aiuto di uno specialista) costituiscono un pericolo e un danno per le persone che si rivolgono ad esse,  perché ne distruggono la dignità, l’autostima, perché le convincono a rinunciare alla responsabilità della loro vita e a delegarla a una classe eletta, quella cui psichiatri e psicoterapeuti appartengono, l’unica in grado di guidare la vita delle persone, anzi, dei pazienti. L’idea che noi siamo pazienti, non esseri umani, che siamo vittime degli eventi, che non possiamo fare nulla se non affidarci alle cure di qualche persona esperta che sa sempre che cosa fare e sa sempre come etichettare i nostri disturbi, è desolante e poco rispettosa della dignità umana.

La maggior parte delle persone abbandonate, anche coloro che subiscono il disprezzo e il rifiuto totale di comunicazione da parte di chi abbandona, vive questo evento della vita con la sua naturale sofferenza, cercando di uscirne, di dare ad essa un significato, di farsene una ragione, ma con dignità.  Non si vede per quale motivo ci si debba necessariamente rivolgere a uno specialista e, specialmente, considerarsi malati ed etichettare come squilibrato colui che ci ha abbandonati. Noi non siamo malati, non siamo sfortunati, non siamo colpiti incessantemente da malattie che vengono dall’esterno in maniera sconsiderata, imprevedibile, assurda. Noi siamo responsabili della nostra vita ed è ora che psichiatria e psicoterapia rinuncino al loro narcisismo e riconoscano che le loro cure, nella stragrande maggioranza dei casi, sono condotte appositamente in modo da distruggere la dignità della persona, da ridurla in una condizione di dipendenza e di inferiorità.

Se continueremo a permettere che la nostra vita venga giudicata dalla classe medica psichiatrica, noi andremo incontro al mondo ideale teorizzato da essa, e cioè un mondo dove non esistono più esseri umani ma soltanto pazienti, i quali condurranno la loro vita solo ed esclusivamente sottoponendosi incessantemente  a esami, consulti, visite, trattamenti, assunzione di farmaci, cure psicoterapeutiche decennali, e così via.

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